martedì 9 agosto 2011

La fine di un'illusione


Visto che nei telegiornali vari si sente molto parlare di crisi finanziarie, vi voglio riportare uno stralcio da "Avere o essere": 

 La Grande Promessa di Progresso Illimitato- vale a dire la promessa del dominio sulla natura, di abbondanza materiale, della massima felicità per il massimo numero di persone e di illimitata libertà personale - ha sorretto le speranze e la fede delle generazioni che si sono succedute a partire dall’inizio dell’era industriale. Indubbiamente, la nostra civiltà ha avuto esordio quando la specie umana ha cominciato a esercitare attivamente il controllo sulla natura; ma tale controllo è rimasto limitato fino all’avvento definitivo dell’era industriale stessa. Grazie al progresso industriale, cioè al processo che ha portato alla sostituzione dell’energia animale e umana con l'energia dapprima meccanica e quindi nucleare e alla sostituzione della mente umana con il calcolatore elettronico, abbiamo potuto credere di essere sulla strada che porta a una produzione illimitata e quindi a illimitati consumi; che la tecnica ci avesse resi onnipotenti e la scienza onniscienti; che fossimo insomma sul punto di diventare dei, superuomini capaci di creare un mondo «secondo», servendoci del mondo naturale soltanto come di una serie di elementi di costruzione per edificarne uno nuovo.



Gli uomini e, sempre più spesso, anche le donne hanno avvertito una nuova sensazione di libertà; sono diventati padroni delle proprie esistenze: le catene feudali sono state spezzate……



 
L’imponenza della Grande Promessa, le stupende realizzazioni materiali e intellettuali dell'era industriale devono essere tenute ben presenti se si vuole capire l’entità del trauma che oggi è prodotto dalla constatazione del suo fallimento. È infatti innegabile che l’era industriale non sia riuscita a esaudire la Grande Promessa, e un numero sempre crescente di persone sta
oggi rendendosi conto di quanto segue:
• La soddisfazione illimitata di tutti i desideri non comporta il vivere bene, né è la strada per raggiungere la felicità o anche soltanto il massimo di piacere;
• Il sogno di essere padroni assoluti delle nostre esistenze ha avuto fine quando abbiamo cominciato ad aprire gli occhi e a renderci conto che siamo tutti divenuti ingranaggi della macchina burocratica, e che i nostri pensieri, i nostri sentimenti e i nostri gusti sono manipolati dai governi, dall’industria e dai mezzi di comunicazione di massa controllati dagli uni e dall’altra;
• Il progresso economico è rimasto limitato ai paesi ricchi, e il divario tra nazioni ricche e nazioni povere si è più che mai ampliato.


Questo scriveva Erich Fromm nel suo celeberrimo “Avere o essere” nel 1976. Ormai non mi stupisco più di come tanti autori, a distanza di anni, siano attualissimi.

Ciao
Giancarlo






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