lunedì 31 ottobre 2011

Non viene per caso

La cosa importante da ricordarsi è che la felicità, quella vera, quella duratura è possibile ma non vien così per caso… Occorre crearla, occorre realizzare le condizioni affinché possa accadere.
E’ un processo che possiamo innestare solo all’interno.






grazie-ciao
GIAncarlo


Lucia Giovannini, Mi Merito il Meglio

venerdì 28 ottobre 2011

Condividiamo


Condividiamo, tutta l'umanità condivide, la luce del sole.
La luce del sole non è né tua né mia.
È l'energia dispensatrice di vita che tutti condividiamo.
La bellezza di un tramonto, se lo osservi con sensibilità, è condivisa da tutti gli esseri umani.

Jiddu Krishnamurti


grazie-ciao
GIAncarlo









mercoledì 26 ottobre 2011

NEUTRINI


Abbiamo assistito un po’ tutti alla notizia-shock circolata per qualche giorno sui media quando il 23 settembre è stato annunciato dagli scienziati del CERN che in un loro esperimento i neutrini hanno viaggiato ad una velocità superiore alla luce.


IL TEAM GUIDATO DA UN ITALIANO - Un team di ricercatori guidato dall'italiano Antonio Ereditato ha registrato che i neutrini, le particelle più piccole e così sfuggenti da attraversare qualsiasi solido, hanno superato i 300.000 chilometri al secondo. Ereditato, che lavora al centro di fisica delle particelle del Cern, ha raccontato che nel corso di tre anni di misurazioni è stato verificato che i neutrini si muovono 60 nanosecondi (un tempo infinetesimale) oltre la velocità della luce sulla distanza di 730 km tra Ginevra, sede del Cern, e il Gran Sasso, sede del laboratorio dell'Istituto di Fisica Nazionale (Infn). In particolare nell'arco di tre anni sono stati «sparati» 15.000 fasci di neutrini dal Cern a Ginevra verso il rivelatore dell'Infn sotto il Gran Sasso. I neutrini avrebbero dovuto percorrere i 732 km di distanza tra i due laboratori in 2,4 millesimi di secondo, ma in realtà ci hanno messo 60 nanosecondi (60 milionesimi di secondo) in meno di quanto avrebbero dovuto impiegarci secondo i canoni della fisica di Einstein. «Si tratta (apparentemente) di una piccola differenza», ha spiegato Ereditato, «ma concettualmente è incredibilmente importante. La scoperta è così sorprendente che, per il momento, tutti dovrebbero essere molto prudenti. Non voglio neanche pensare alle possibili implicazioni».
(Corriere della sera, Redazione online, 22 settembre 2011 22:13)

La notizia ha fatto scalpore (anche per il commento del nostro Ministero della Pubblica Istruzione...) ma penso che molti non ne abbiano neanche capito la portata e tanti altri si siano limitati ad un’alzata di spalle in tono di sufficienza come a dire: “sì, va bene, qualcosa viaggia a velocità superiore della luce ma, con la crisi che c’è e tutti i problemi che si sono, a me che cosa me ne……?”
Oltre tutto non avrebbe attirato tutta questa attenzione se non risultasse dal lavoro di un’equipe internazionale di scienziati al di sopra di qualsiasi dubbio riguardo affidabilità e competenza quali quelli partecipanti a OPERA (Oscillation Project with Emulsion tRacking apparatus), basato ai laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e che ha come obiettivo di studiare un fenomeno noto come “l’oscillazione dei neutrini”.
Già, ma cosa sono questi neutrini?

Leggiamo da wikipedia:
Il neutrino è una particella elementare. Ha spin 1/2 e quindi è un fermione.
Recenti esperimenti (vedi Super-Kamiokande) hanno mostrato che ha una massa, seppur molto piccola (da 100.000 a 1 milione di volte inferiore a quella dell'elettrone, col valore più probabile intorno a 0,05 eV/c2).
I neutrini non hanno carica elettricacarica di colore, interagiscono solo attraverso la forza nucleare debole e la forza di gravità, ma non sentono l'interazione nucleare forte o la forza elettromagnetica.
Il nome neutrino fu coniato da Enrico Fermi come diminutivo del nome di un'altra particella neutra, il neutrone, molto più massiva.  
     
   

Nonostante siano fra le particelle più abbondanti in natura, fino a pochi anni fa erano ancora piuttosto misteriosi. Sappiamo che sono continuamente prodotti da alcuni tipi di reazioni nucleari, come quelle che avvengono nel Sole, e che ogni secondo il corpo umano è attraversato da 50 mila miliardi di questi elementi provenienti dalla nostra stella, senza lasciare traccia.
Direi che non sono poi così sconosciuti e lontani dalla nostra realtà anzi, detta così, mi sembrano anche abbastanza familiari!
Ciao, cari e dolci neutrini che mi attraversate 50 mila miliardi di volte ogni secondo, siete così delicati e gentili che non mi accorgo neanche della vostra presenza. Ma se ci attraversano in così tanti in un secondo, pensate un po’ quanti ne passano in un minuto? E in un’ora? Un mese? Un anno? Una vita?

         
Fu Wolfgang Pauli a teorizzare per primo la loro esistenza seguito poi da Enrico Fermi.
Si doveva spiegare infatti perché, nella disintegrazione spontanea dei neutroni, in cui venivano prodotti protoni ed elettroni, l’energia degli elettroni poteva variare con continuità e poi bisognava risolvere un’apparente violazione del principio di conservazione dell’energia che da questo fatto scaturiva.
Non addentriamoci in dettagli di fisica nucleare e andiamo invece a capire cosa hanno fatto gli scienziati nel loro esperimento.
Va fatta però una piccola premessa.
Esistono tre famiglie di neutrini: i neutrini elettronici, quelli muonici e quelli tauonici. Bruno Pontecorvo, uno dei “ragazzi di via Panisperna” (il gruppo di Enrico Fermi) pensò che la possibilità per i neutrini di cambiare famiglia di appartenenza (“oscillazione dei neutrini”) fosse legato al fatto di possedere una massa, per quanto piccola.   
Praticamente un fascio di neutrini muonici viene prodotto a Ginevra ad inviato lungo un tragitto (non un tunnel) di 732 Km in Abruzzo, al Gran Sasso, dove i neutrini trovano un complesso rivelatore di peso superiore a 1200 tonnellate.
Questo tragitto Ginevra-Gran Sasso è stato percorso dai neutrini (attraverso la crosta terrestre) con 60 miliardesimi di secondo in anticipo di quanto ci avrebbero messo viaggiando alla velocità della luce!
Ma questo non è possibile secondo la teoria della Relatività di Einstein. Già qualcuno ha cominciato a ipotizzare o affermare che “Einstein si era sbagliato” o che la teoria della Relatività è ormai da mettere in soffitta mentre qualcun altro polemizza con gli scienziati del CERN per aver commesso errori di calcolo o di misura.
Penso che molto correttamente gli scienziati coinvolti nell’esperimento abbiano invitato i loro colleghi della comunità internazionale a vagliare in modo critico i dati in loro possesso e ripetere esperimenti similari. Quindi credo sia giusto attendere le opportune verifiche prima di emettere sentenze di qualunque genere.

Credo sia opportuno dire con forza che le teorie scientifiche che sono state convalidate dagli esperimenti con grande precisione, come la teoria della Relatività di Einstein, non possono più essere smentite.
L’eventuale conferma del fatto che delle particelle possano superare anche di pochissimo la velocità della luce implicherebbe la necessità di formulare una teoria più generale della teoria della Relatività, e questo potrebbe avere conseguenze enormi ed imprevedibili.
Va ricordato comunque che ogni nuova teoria scientifica non inficia le precedenti ma le contiene come valide in un ambito definito esattamente come è avvenuto per la meccanica Newtoniana che è stata inclusa nella Relatività ma viene validamente applicata nei contesti in cui la velocità dei corpi di cui descrive il moto sono molto inferiori alla velocità della luce.


Va bene, direbbe qualcuno, allora si tratta solo di speculazioni teorico-astratte di un gruppo di scienziati ma, a noi comuni mortali, quali conseguenze pratiche porta?
Non saprei. È difficile dirlo.
Se pensiamo che le speculazioni teorico-astratte di Albert Einstein hanno poi portato alla creazione dell’energia nucleare e delle bombe atomiche e di conseguenza alla Guerra Fredda! Qualche implicazione pratica potrebbe anche esserci!
Ma non essendo dotati di sfera di cristallo da cui leggere il futuro non possiamo che restare a guardare quello che succede.





Ma vediamo anche altre possibili conseguenze di una tale scoperta.
Leggiamo cosa ha scritto Luciano Maiani, direttore generale del Cern fino al 2003 e fino poche settimane fa presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), in un articolo uscito su La Repubblica, dopo il seminario di Ginevra:
“Secondo Einstein, il tempo che passa tra la partenza e l’arrivo di un segnale dipende dal sistema di riferimento da cui guardiamo i due eventi. Se il segnale viaggia a velocità della luce, cambiando riferimento, ad esempio guardando da un’astronave a grandissima velocità, potremmo vedere un tempo zero (partenza e arrivo simultanei) o addirittura un tempo negativo (il segnale arriva prima di partire). In entrambi i casi, si perderebbe la relazione causa-effetto tra invio e ricezione del segnale. Per questo, nella teoria della relatività i segnali “superluminali” (più veloci della luce) sono proibiti.”
Ancora Maiani: “Anche il tempo zero impedisce di avere di avere una relazione causale. Se arrivano allo stesso tempo causa ed effetto in posti diversi non c’è più la relazione che ci deve essere. Nel quadro della relatività speciale i segnali superluminali sono impossibili. Peraltro anche secondo Galileo certe cose erano impossibili, ma se uno cambia le leggi di riferimento bisogna vedere cosa succede. Al momento non mi lancerei in speculazioni di questo genere. Aspettiamo prima una conferma.”

Ok, sono d’accordo. Attendiamo le conferme.
Pensiamo solo un attimo se venisse confermata l’idea del “tempo zero” ovvero della simultaneità partenza-arrivo dei neutrini e che verrebbe a perdersi la relazione causa-effetto.
Cosa succederebbe? Come staremmo senza la relazione causa-effetto?
Pensate solo che tutta la nostra razionalità è basata sulla relazione causa-effetto.
La scienza è basata sulla relazione causa-effetto.
Il nostro emisfero sinistro si basa sulla relazione causa-effetto.
Siamo abituati a ragionare con la relazione causa-effetto.
Se accade un qualcosa c’è un qualcosa che lo ha causato.
Il nostro presente viene da qualcosa accaduto nel nostro passato e quello che faccio nel presente va ad influenzare il mio futuro.
Siamo abituati a pensare così. È la logica aristotelica.
Come faremmo senza?
Ci sono anche altre logiche………………



grazie-ciao
GIAncarlo



    

 
 


 

lunedì 24 ottobre 2011

Strumento essenziale


È la luce della consapevolezza che rende le cose preziose e straordinarie.
E allora le piccole cose non sono più piccole.
Quando un uomo, con attenzione, sensibilità e amore tocca un comune sassolino sulla spiaggia, quel sasso diventa un kohinoor.
E se tu tocchi un kohinoor in stato di inconsapevolezza, diventerà una comune pietra o nemmeno quella.
La tua vita avrà tanta profondità e significato quanta sarà la tua consapevolezza.
La gente si chiede, in tutto il mondo: "Qual è il significato della vita?". Per forza il significato si è perso, perché avete smarrito lo strumento per trovare il significato; e lo strumento è la consapevolezza.

Osho 




grazie-ciao
GIAncarlo

venerdì 21 ottobre 2011

Sei intelligente?


Sei intelligente?
Pensi di essere più intelligente degli altri?
O pensi che qualcun altro lo sia più di te?
Sull’argomento ci sarebbe più di qualche mito da sfatare.
Uno per esempio è che la nozione che l’intelligenza si misuri dalla capacità di risolvere problemi complessi, leggere, scrivere e fare conteggi a certi livelli, risolvere rapidamente equazioni astratte.

Secondo Wayne Dyer questo concetto di intelligenza ravvisa nell’istruzione formale e nella bravura libresca le vere misure della realizzazione personale.  Si pensa che chi si è più distinto negli studi, chi è un cannone in una qualche disciplina scolastica (matematica, scienze), chi usa un ricco vocabolario, chi ha memoria per fatti superflui, chi è un divoratore di libri, sia "intelligente". Ma le cliniche per malattie mentali rigurgitano di pazienti che hanno tutte queste credenziali in ordine come, del resto, anche di molti pazienti che non le hanno.

" Un più sincero barometro dell’intelligenza é una vita efficiente, felice, vissuta ogni giorno, ogni minuto di ciascun giorno.   
Se sei felice, se vivi ogni momento per tutto ciò che vale la pena di viverlo, sei una persona intelligente.
La capacità di risolvere un problema è un’utile aggiunta alla tua felicità: ma se tu sai che, pur essendo incapace di risolverlo, puoi sempre sceglierti la felicità o, quanto meno rifiutarti di scegliere la infelicità, allora sei intelligente. Sei intelligente perché detieni l’arma più efficace contro i "nervi a pezzi", o "esaurimento nervoso". 
Ti sorprenderà forse sapere che l"’esaurimento nervoso" non esiste, che i nervi non si spezzano. Taglia un uomo, e vedi se ti riesce di trovargli dentro dei nervi spezzati. Non se ne sono mai visti.
Alle persone intelligenti i nervi non si "spezzano" perché esse rispondono di sé. Scelgono la felicità a scapito della depressione, perché sanno come affrontare i problemi della loro vita. Nota bene che non ho detto risolvere i problemi. Piuttosto che misurare la propria intelligenza dalla capacità di risolvere un problema, esse la misurano dalla loro capacità di mantenersi felici e rispettabili indipendentemente dalla soluzione o meno del problema.



Puoi cominciare a ritenerti veramente intelligente sulla base dello stato d’animo in cui decidi di affrontare le circostanze difficili. Nella vita, tutti abbiamo da combattere grosso modo le stesse battaglie. A meno di non vivere avulsi da un qualsiasi contesto sociale, tutti incontriamo difficoltà che si assomigliano. Disaccordi, conflitti, compromessi, fanno parte di ciò che si intende per appartenere al genere umano. E anche il denaro, la vecchiaia, la malattia, la morte, le catastrofi naturali, le disgrazie, sono tutti eventi che pongono dei problemi a praticamente tutti gli esseri umani.
Malgrado tali eventi, però, alcuni riescono ad evitare l’abbattimento e l’infelicità paralizzanti; altri invece crollano, cadono nell’inerzia, o vittime di un esaurimento”. Quelli che riconoscono che  problemi fanno parte della condizione umana, e che non misurano la felicità dall’assenza di problemi, sono gli esseri più intelligenti che si conoscano e sono anche i più rari.


Imparare a dirigere se stessi comporta tutto un nuovo processo mentale, il quale può rivelarsi difficile perché, nella nostra società, troppe forze cospirano contro la responsabilità individuale.
Devi contare sulla tua capacità di sentirti emotivamente come tu scegli di sentirti in un dato momento della tua vita. Questa è una nozione radicale. È probabile che fino ad ora tu abbia creduto che non sia possibile controllare sentimenti, stati d’animo, emozioni; che l’ira, l’odio e la paura come, del resto, l'amore, la gioia, l’estasi siano cose che capitano. Non si controllano: si accettano. Quando avvengono fatti dolorosi, tu, naturalmente, ti addolori, e speri che succeda qualcosa di bello per tornare a star bene."
(Wayne Dyer,  Le vostre zone erronee)


grazie-ciao
GIAncarlo 




martedì 18 ottobre 2011

Cambiare


Si parla tanto di cambiare ma è molto più facile ed abituale tentare invano di cambiare gli altri che provare seriamente a cambiare se stessi.
Cambiare non è una passeggiata. Cambiare costa fatica perché, anche se hai riflettuto su quello che vuoi e hai pensato di voler cambiare, il tuo comportamento spesso ti smentisce. Se infatti sei come la maggior parte della gente, ogni cellula, ogni fibra del tuo essere opporrà resistenza al complicato impegno di eliminare i pensieri che alimentano quegli stati d’animo ed emozioni a cui sei tanto abituato e anche affezionato.   
Penso che la salute mentale, la felicità ed il benessere interiore non vadano trattati né con disinvoltura e superficialità, né tanto meno che se ne debba parlare in modi troppo austeri e farcendo il discorso di un gergo arcano. Non credo che lo "stare bene" sia una faccenda troppo complessa.
La condizione sana è secondo natura, e quel che serve sono impegno, pensiero lucido, buon umore e fiducia in se stessi.
Essere efficienti nella propria vita e renderla un capolavoro non è qualcosa che si impara in aula o sui testi. Certamente può aiutare ma soprattutto lo si apprende avendo a cuore la propria felicità, il proprio benessere, e dandosi da fare! Ciò va fatto ogni giorno.
Le ragioni per seguitare a tenere un comportamento “dannoso” sono abbastanza costanti. Fondamentalmente è più sicuro attenersi a un modo di reagire che ormai conosciamo, nonostante questo sia per noi autodistruttivo. Infatti, chi non modifica i suoi atteggiamenti, può eliminare le difficoltà inerenti al fatto di dover cambiare e assumersi le proprie responsabilità.
Comodo no? Il nostro cervello fa di queste cose. Cerca di tenere lontano ogni critica e ogni occasione di cambiare.
Troppa fatica!
Si sta tanto bene con le vecchie abitudini!
Ci fanno sentire sicuri!
Ci danno protezione!
Un po’ come quando la mattina d’inverno che c’è freddo e ti devi alzare per andare a lavorare e stai così bene sotto le coperte! Ma perché? Perché mi dovrei alzare se sto così bene al calduccio? Già, perché? Domanda comprensibile per chi si deve alzare ma non altrettanto per il datore di lavoro il quale ti manda a quel paese. Quindi, forse è più utile imparare ad alzarsi.
Già il fatto di essere sempre più consapevoli di questi meccanismi è già un passo avanti verso le nostre mete.

Già da ora ci si può cominciare a chiedere:
Che emozione sto provando adesso?
Da quanto la sento?
Cosa l’ha causata?
Anziché pensare a questa emozione cosa potrei pensare, sentire, dire, fare?
Come potrei impiegare meglio,ora, il mio tempo?
Allenandosi si può arrivare ad uno stato in cui le nostre emozioni saranno controllate dall’interno anziché dall’esterno.



grazie-ciao
GIAncarlo







lunedì 17 ottobre 2011

Avere meno bagaglio


A ogni pezzo delle antiche credenze che cade giù come una vecchia e arrugginita armatura, diventi sempre più leggero e più capace di celebrare la tua vita liberamente;
proprio in questo momento, stai puntando a un incontro diretto con la verità. Meno bagaglio hai e più facile è che accada.

Osho 




grazie-ciao
GIAncarlo

sabato 15 ottobre 2011

Significare


Abbiamo l’abitudine di giudicare questo e quello.
Lo facciamo continuamente senza neanche rendercene conto. E lo facciamo in base ovviamente alle nostre convinzioni.
Da qui derivano delle scelte che influenzano notevolmente la nostra vita.
Niente nella vita ha alcun significato tranne il significato che noi gli diamo.

Una delle meraviglie di essere umani, sta nella nostra abilità di dare significato devastante o edificante a qualsiasi avvenimento.
Certe persone che hanno provato un grande dolore nel passato, esaminandolo hanno deciso: "poichè mi é successo questa cosa terribile allora io non amerò mai più, oppure, non mi realizzerò".
Altri ancora hanno dimostrato a se stessi e agli altri quale tipo di trasformazione un significato forte possa dare: "siccome sono stato trattato ingiustamente, sarò più sensibile e disponibile alle esigenze degli altri", o "siccome ho perso un mio caro lavorerò sodo per far diventare il mondo più sicuro".
Qualsiasi cosa accada, noi tutti abbiamo la capacità di creare significati che ci danno forza.
Non è una cosa strana new age: è qualcosa che facciamo tutti e tutti giorni.
Solo che lo facciamo inconsapevolmente.
Puoi dare una potente sterzata alla tua vita creando un nuovo significato per un esperienza passata.
Pensa ad uno o diversi eventi importanti del tuo passato, soffri anche un po’ o tanto se si tratta di una esperienza dolorosa e comprendi a fondo quale significato gli hai dato. Ora pensa a cosa altro potrebbe significare quell’evento. Che altro significato?
Fai diversi tentativi e prova a sentire come cambia il tuo stato d’animo.
Buon lavoro.



grazie-ciao
GIAncarlo








giovedì 13 ottobre 2011

Amare è un’arte





Oggi parliamo di…amore. Citando Erich Fromm dal suo “L’arte di amare”:


"Un altro errore che porta alla convinzione che non vi sia nulla da imparare in materia d'amore, è la confusione tra l’esperienza iniziale d’innamorarsi e lo stato permanente di essere innamorati. Se due persone che erano estranee lasciano improvvisamente cadere la parete che le divideva, e si sentono vicine, unite, questo attimo di unione e una delle emozioni più eccitanti della vita.
È ancora più meravigliosa e miracolosa per chi è vissuto solo, isolato, senza affetti. Il miracolo di questa intimità improvvisa e spesso facilitato se coincide, o se inizia, con l'attrazione sessuale. Tuttavia, questo tipo di amore è per la sua stessa natura un amore non duraturo. Via via che due soggetti diventano bene affiatati, la loro intimità perde sempre più il suo carattere miracoloso, finché il loro antagonismo, i loro screzi, la reciproca sopportazione uccidono ciò che resta dell’eccitamento iniziale. Eppure, all’inizio, essi non lo sanno; scambiano l’intensità dell’infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell'intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine. Questo atteggiamento - che niente è più facile che amare - ha continuato ad essere il concetto prevalente sull’amore, ad onta dell'enorme evidenza del contrario. Non vi è impresa o attività che sia iniziata con simili speranze e illusioni, che tuttavia cada così regolarmente, come l’amore. Se ciò avvenisse per qualsiasi altra attività si sarebbe impazienti di conoscere le ragioni del fallimento, d'imparare a comportarsi meglio, oppure si abbandonerebbe quell'attività. Ma l'ultima ipotesi è improbabile, in materia d'amore; soltanto un mezzo sembra esista per evitare il fallimento del proprio amore: esaminare le ragioni e studiare il significato della parola “amore”.
Il primo passo è di convincersi che l’amore è un’arte così come la vita è un'arte: se vogliamo sapere come amare dobbiamo procedere allo stesso modo come se volessimo imparare qualsiasi altra arte, come la musica, la pittura, oppure la medicina o l'ingegneria.
Quali sono i passi necessari per imparare un'arte?
Possiamo dividerne il processo in due parti: teoria e pratica.
Per l'arte della medicina, prima devo conoscere il corpo umano e la patologia. In possesso di questa conoscenza teorica, posso diventare un maestro solo dopo una gran pratica, finché i risultati della mia scienza e i risultati della pratica non siano fusi in uno: il mio intuito, l’essenza della padronanza di qualsiasi arte. Ma, oltre a conoscere teoria e pratica, c’è un terzo fattore necessario per diventare maestro in qualunque arte: non deve esserci al mondo nient'altro di più importante.
Questo vale per la musica, per la medicina, per l'amore.
E forse, qui sta la risposta alla domanda perché la nostra civiltà cerca così raramente d’imparare quest’arte, ad onta dei suoi fallimenti; nonostante la ricerca disperata d'amore, tutto il resto viene considerato più importante: successo, prestigio, denaro, potere; quasi ogni nostra energia è usata per raggiungere questi scopi, e quasi nessuna per conoscere l'arte dell’amore."


Vi dice qualcosa? Come la pensate voi?
L’amore per voi è un’arte? E soprattutto: è importante?


grazie-ciao
GIAncarlo




mercoledì 12 ottobre 2011

AAA - FELICITA' CERCASI


La felicità è il bene più alto e lo scopo dell’esistenza umana
ARISTOTELE

Ipse dixit! La definizione non si discute.
Ma chi persegue questo scopo? Apparentemente tutti.
Penso che ognuno di noi nella sua esperienza di vita, parlando dell’argomento con altre persone, si sia potuto rendere conto che ci sono tanti uomini e donne che dichiarano di essere infelici ma che anche quelli più rassegnati e cinici ambiscono, nel loro profondo, alla felicità. Perfino quelli che almeno all’apparenza sembrano poter essere soddisfatti della loro vita sembra non riescano a godersela appieno. Allora viene da chiedersi: cosa è veramente la felicità? Di cosa abbiamo bisogno per essere felici?
La maggior parte delle persone probabilmente risponde “più soldi”. Eppure anche chi ha i soldi ritiene talvolta di non essere felice.
Come si può essere felici e rimanerlo per tutta la vita? Secondo Lucia Giovannini, autrice del libro “Mi merito il meglio”, tutto dipende da un continuo e quotidiano allenamento.



Molta gente crede che il proprio livello di felicità sia qualcosa su cui non ha controllo: un colpo di fortuna, un dono di una buona stella che può sparire in un attimo. Invece non funziona così. La felicità è un’abilità, e come tale possiamo apprenderla. Possiamo imparare ad essere felici indipendentemente da tutto. E una volta che abbiamo raggiunto uno stato di felicità, mantenerlo è solo la conseguenza di impegno e sforzo personale.
E ha senso che sia così: non siamo forse chiamati a partecipare di persona alla creazione del nostro benessere?
Tutti possediamo i semi della felicità: sono dentro di noi per diritto di nascita. Abbiamo solo bisogno di imparare a svilupparli. Ma quanto spesso ce ne scordiamo? Quanto spesso li svendiamo, li ignoriamo o pensiamo di non meritarli?”

Qualcuno potrebbe obiettare che la felicità non esista, che sia tutto un’illusione e che in fondo non serva ma gli studi scientifici sono concordi nell’affermare che le persone felici percepiscono il mondo come più sicuro, hanno più fiducia in se stesse, prendono decisioni più facilmente, sono più tolleranti, più soddisfatte, più vitali e più sane.
Alcuni studi sostengono addirittura che le persone felici vivono dai quattro agli undici anni in più. La felicità non solo ci fa sentire meglio, ma ci fa vivere meglio e più a lungo. Viceversa, quando siamo infelici siamo più irritabili, meno flessibili, e tendiamo a creare più problemi a noi stessi e agli altri. La ricerca della felicità non è quindi, come qualcuno potrebbe pensare, un gesto egoistico. Tutt’altro. È un dono per noi stessi e per il mondo. Un dono che ognuno di noi merita per diritto di nascita.”
E quindi?

Supponiamo che un amico venga da voi lamentandosi che la notte fatica a prendere sonno, dicendovi che non ne può più e che vorrebbe con tutto se stesso addormentarsi velocemente.
Cosa gli suggerireste?
Sapete benissimo che più il vostro amico racconterà a se stesso quanto prendere sonno, più resterà sveglio. Più energia metterà nello sforzarsi di dormire, più questa energia gli ricadrà addosso.
Non avviene forse la stessa cosa con la felicità?
Cosa succede quando la rincorriamo a tutti i costi?
Avete mai provato a intimarvi di essere felici? Come il sonno, anche la felicità è un’esperienza che deriva da una serie di cause interiori, e non la si può ordinare a comando. E così come per il sonno, anziché accanirci a provocarla, dobbiamo imparare a creare le condizioni affinché giunga.”


Spero che l’argomento vi sia piaciuto perché ci saranno sempre interessanti approfondimenti al riguardo.


grazie-ciao
GIAncarlo








martedì 11 ottobre 2011

Controllo totale





Come rischiamo di diventare dei robot? Ascoltate.
Premo il tasto "stima" e il robot diventa più alto.
Premo il tasto "critica" e il robot cade a terra. 
CONTROLLO TOTALE.

(Anthony De Mello)




grazie-ciao
GIAncarlo

lunedì 10 ottobre 2011

etichetta

Quel che si giudica, appiccicando a qualcuno o a qualcosa un'etichetta, non si può comprendere.

(Anthony De Mello)


grazie-ciao
GIAncarlo

sabato 8 ottobre 2011

THINK DIFFERENT



È morto Steve Jobs. Viva Steve Jobs!
In questi giorni la morte di Jobs è stata una delle notizie di punta su quasi tutti i media. Si può dire che tutto il “mondo” ha espresso commozione e gratitudine nei confronti del geniale quanto visionario guru della Apple. Presidenti di nazioni, politici nazionali, attori, personaggi famosi e milioni di fan hanno pianto la sua prematura morte, lodandone le sue doti e riconoscendone il fondamentale contributo alla rivoluzione tecnologica di questi ultimi 40 anni.
Non è mancato peraltro chi, al contrario, ha voluto uscire fuori dal coro pronunciando parole di felicità per la sua scomparsa che, ci sembrano, in primis irrispettose del lutto che ha colpito la famiglia Jobs, ma che più ampiamente colpiscono la sensibilità di tutte quelle persone che vedono in Steve Jobs un vero esempio da seguire. Per loro deve essere stato abbastanza forte sentir definire Jobs come “il pioniere del computer inteso come prigione resa cool.”
Punti di vista!
E poiché lui stesso diceva: “think different” non mi sento di condannare neanche questa opinione.


Certamente credo che da Steve Jobs, l’uomo dei dispositivi geniali, iPod in testa, padre dell’iPhone e della magica tavoletta, l’ormai cult, iPad, ci sia molto da imparare.
Colui che è riuscito a rivoluzionare modi e tempi di comunicazione, il folle visionario che ha dipinto il mondo esattamente come ora lo stiamo vivendo e lo vivremo per i prossimi anni tra innovazione tecnologiche che saranno comunque figlie della sua stessa arte ci ha lasciato una eredità consistente non solo nelle sue invenzioni ma nel suo modo di pensare a partire dallo “Stay hungry, stay foolish” (stai affamato, stai folle) alla Stanford University, fino ad arrivare allo spot del “Think different” (pensa diversamente) e anche:

“Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero.”

Sempre Jobs:
“Nessuno vuole morire. Neanche chi vuole andare in paradiso vuole morire per arrivarci. E nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo. Nessuno vi è mai sfuggito. E così dovrebbe essere perché la Morte è probabilmente l’unica, migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Elimina il vecchio per far spazio al nuovo. Proprio adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo distante da oggi, diventerete gradualmente il vecchio che deve essere eliminato. Mi dispiace essere così drammatico, ma questa è la verità. Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altri. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui lasci affogare la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore ed il vostro intuito. Loro sanno già quello che voi volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario”.


E per finire aggiungo il video del famoso discorso di Steve Jobs davanti ai neolaureati dell’Università di Stanford negli Stati Uniti tenuto il 12 giugno 2005, sottotitolato in lingua italiana:






grazie-ciao
GIAncarlo




Ribellione intelligente


Sulla scia dei fermenti di protesta e/o scontento che si stanno sollevando un po’ ovunque vi voglio riportare uno stralcio da “Educare alla vita” di Krishnamurti:



"Quando si viaggia, ci si accorge di come la natura umana sia ovunque la stessa, in India e in America, in Europa o in Australia. Questo vale soprattutto per le scuole secondarie e l’università. Stiamo creando, quasi usassimo uno stampo, un tipo di individuo il cui interesse supremo è quello di trovare la sicurezza, di diventare importante o di divertirsi pensando il meno possibile.
L’educazione tradizionale rende estremamente difficile il pensiero indipendente e il conformismo porta alla mediocrità. Essere diversi dal gruppo o resistere all’ambiente non è facile, e può essere rischioso se amiamo il successo più di ogni altra cosa. Il bisogno di avere successo, che è poi il perseguimento della ricompensa nella sfera materiale o in quella cosiddetta spirituale, la ricerca di sicurezza interiore o esteriore, il desiderio di conforto: tutto questo frena lo scontento, pone fine alla spontaneità e genera paura; e la paura blocca la comprensione intelligente della vita. Così, con il passare degli anni, l’apatia della mente e del cuore prendono il sopravvento.
Cercando di ottenere conforto, di solito ci ritagliamo uno spazio protetto dove il conflitto sia ridotto al minimo, e poi abbiamo paura a uscire dal nostro isolamento. Questa paura della vita, della lotta o di nuove esperienze uccide in noi lo spirito di avventura; l’educazione e l’istruzione ricevute ci hanno inculcato la paura di essere diversi dagli altri, il timore di pensare in contrasto con il modello socialmente stabilito, e ci hanno resi falsamente rispettosi di autorità e tradizione.

Per fortuna esistono persone seriamente disposte a esaminare i problemi umani senza pregiudizi di destra o di sinistra; ma nella stragrande maggioranza di noi non c’è un vero spirito di scontento o di rivolta. Quando ci pieghiamo con rassegnazione all'ambiente circostante, qualsiasi spirito di ribellione possiamo avere avuto si spegne, e ben presto le nostre responsabilità vi pongono fine.
Esistono due tipi di ribellione:
c’è quella violenta, che é mera reazione, senza comprensione, contro l’ordine esistente; e c’è la profonda ribellione psicologica dell’intelligenza. Molti si ribellano alle ortodossie ufficiali solo per cadere in nuove ortodossie e illusioni, o in forme celate di auto-indulgenza. Spesso accade che abbandoniamo un gruppo o un insieme di ideali ed entriamo in un nuovo gruppo, abbracciamo altri ideali, creando così un nuovo modello di pensiero a cui ancora una volta dovremo ribellarci. La reazione genera solo opposizione, e una riforma ha sempre bisogno di riforme successive.
Esiste però una ribellione intelligente che non è reazione, ma che viene con la conoscenza di sé attraverso la consapevolezza dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti. Solo affrontando l’esperienza così come si presenta, senza evitarne gli aspetti negativi, possiamo mantenere l'intelligenza veramente sveglia; e l’intelligenza attiva al suo grado più alto è l’intuizione, che è l’unica vera guida nella vita."

Voi cosa ne pensate?


grazie-ciao
GIAncarlo





venerdì 7 ottobre 2011

Eventi della vita

Nella vita accadono cose piacevoli e spiacevoli, esperienze gioiose e dolorose.
Troppo spesso la gente da la colpa agli avvenimenti per la sorte della loro vita. Mentre ciò che veramente forma le nostre vite è il significato che noi diamo agli avvenimenti.
Certo: significato!


Vi è capitato mai di parlare con una persona dello stesso avvenimento ma voi gli davate un significato e quello un altro?
Eppure stavate parlando della stessa cosa! Sono cose che avvengono ogni giorno e magari sorge una discussione su questioni veramente di scarsa importanza.
Se invece guardiamo ad eventi più rilevanti ci si può chiedere: é possibile che tu, o qualcuno che conosci, permetta ad un avvenimento del passato di impedire la felicità di oggi? E perché? Che significato è stato attribuito a quegli eventi?
E soprattutto: che cos’altro potrebbero significare gli avvenimenti passati? Ti hanno fatto diventare più forte? Più saggio? Più capace di consigliare altri che forse dovranno affrontare le stesse sfide?
La capacità di dare significati diversi fa la differenza.
Perché la gente fa quello che fa? È tutta una questione relativa alle loro convinzioni. Sembra incredibile eppure la gente può credere che se fare dei buchi in testa curi una malattia, lo fa, ma può anche credere che la propria felicità dipenda dal dare aiuto agli altri, ed è così ugualmente motivata.
Le convinzioni fanno la differenza tra un’intera vita vissuta tristemente ed un’altra gioiosamente. Le convinzioni separano un Mozart da un Hitler.
Le convinzioni fanno diventare certi individui degli eroi come anche dei martiri o kamikaze  e lasciano altri nella rassegnazione, nella depressione o magari nel dubbio di come sarebbe potuto andare se fosse stato diverso.
Quindi è importante scoprire e capire le nostre convinzioni ed il loro effetto.
Di cosa siamo convinti nelle nostre azioni quotidiane?
Quali sono le convinzioni che si manifestano nelle azioni di quelli che ti circondano?
Quali convinzioni condividi con i tuoi colleghi? Con i tuoi figli? Con i tuoi genitori?
Sai cogliere le differenze? Ed il loro effetto?



grazie-ciao
GIAncarlo