martedì 18 ottobre 2011

Cambiare


Si parla tanto di cambiare ma è molto più facile ed abituale tentare invano di cambiare gli altri che provare seriamente a cambiare se stessi.
Cambiare non è una passeggiata. Cambiare costa fatica perché, anche se hai riflettuto su quello che vuoi e hai pensato di voler cambiare, il tuo comportamento spesso ti smentisce. Se infatti sei come la maggior parte della gente, ogni cellula, ogni fibra del tuo essere opporrà resistenza al complicato impegno di eliminare i pensieri che alimentano quegli stati d’animo ed emozioni a cui sei tanto abituato e anche affezionato.   
Penso che la salute mentale, la felicità ed il benessere interiore non vadano trattati né con disinvoltura e superficialità, né tanto meno che se ne debba parlare in modi troppo austeri e farcendo il discorso di un gergo arcano. Non credo che lo "stare bene" sia una faccenda troppo complessa.
La condizione sana è secondo natura, e quel che serve sono impegno, pensiero lucido, buon umore e fiducia in se stessi.
Essere efficienti nella propria vita e renderla un capolavoro non è qualcosa che si impara in aula o sui testi. Certamente può aiutare ma soprattutto lo si apprende avendo a cuore la propria felicità, il proprio benessere, e dandosi da fare! Ciò va fatto ogni giorno.
Le ragioni per seguitare a tenere un comportamento “dannoso” sono abbastanza costanti. Fondamentalmente è più sicuro attenersi a un modo di reagire che ormai conosciamo, nonostante questo sia per noi autodistruttivo. Infatti, chi non modifica i suoi atteggiamenti, può eliminare le difficoltà inerenti al fatto di dover cambiare e assumersi le proprie responsabilità.
Comodo no? Il nostro cervello fa di queste cose. Cerca di tenere lontano ogni critica e ogni occasione di cambiare.
Troppa fatica!
Si sta tanto bene con le vecchie abitudini!
Ci fanno sentire sicuri!
Ci danno protezione!
Un po’ come quando la mattina d’inverno che c’è freddo e ti devi alzare per andare a lavorare e stai così bene sotto le coperte! Ma perché? Perché mi dovrei alzare se sto così bene al calduccio? Già, perché? Domanda comprensibile per chi si deve alzare ma non altrettanto per il datore di lavoro il quale ti manda a quel paese. Quindi, forse è più utile imparare ad alzarsi.
Già il fatto di essere sempre più consapevoli di questi meccanismi è già un passo avanti verso le nostre mete.

Già da ora ci si può cominciare a chiedere:
Che emozione sto provando adesso?
Da quanto la sento?
Cosa l’ha causata?
Anziché pensare a questa emozione cosa potrei pensare, sentire, dire, fare?
Come potrei impiegare meglio,ora, il mio tempo?
Allenandosi si può arrivare ad uno stato in cui le nostre emozioni saranno controllate dall’interno anziché dall’esterno.



grazie-ciao
GIAncarlo







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