lunedì 26 settembre 2011

Obbedienza



Le lezioni del maestro Bankei non erano frequentate solo dagli studenti di Zen ma anche
da persone di ogni ceto e di ogni setta. Lui non citava i sutra né si dilungava in dissertazioni dottrinali. Al contrario, le parole gli uscivano direttamente dal cuore e raggiungevano il cuore di chi lo ascoltava.
Che lui avesse un pubblico tanto numeroso fece infuriare un prete della setta Nichiren, perché tutti i suoi seguaci lo avevano abbandonato per andare a sentire lo Zen. L’egocentrico prete Nichiren si recò al tempio, risoluto ad avere un contraddittorio con Bankei.
 «Ehi, insegnante di Zen!» gridò. «Aspetta un momento. Chi ti rispetta obbedirà a quello che dici, ma un uomo come me non ti rispetta. Puoi convincermi ad obbedirti?».
«Vieni qui accanto a me e te ne darò la prova» disse Bankei.
Con aria altera, il prete si fece largo in mezzo alla folla e si avvicinò all’insegnante.
Bankei sorrise. «Vieni qui alla mia sinistra». Il prete obbedì. «No,» disse Bankei «parleremo meglio se ti metti alla mia destra. Vieni da quest’altra parte».
Con aria sprezzante il prete passò dall’altra parte. «Come vedi,» osservò Bankei «tu mi stai obbedendo, e io trovo che sei veramente gentile. Ora siediti e ascolta».

(da 101 storie zen, nyogen senzaki e paul reps)


grazie-ciao
GIAncarlo

venerdì 23 settembre 2011

Della conoscenza


E un uomo disse: Parlaci della Conoscenza.
Ed egli rispose, dicendo:
I vostri cuori conoscono in silenzio i segreti dei giorni e delle notti.
Ma le vostre orecchie hanno sete del suono di questa conoscenza del cuore.
Vorreste conoscere in parole ciò che avete da sempre conosciuto in pensiero.
Vorreste toccare con le dita il nudo corpo dei vostri sogni.
Ed è bene che sia così.
La sorgente nascosta della vostra anima dovrà necessariamente
scaturire ed effondersi sussurrando verso il mare;
E il tesoro delle vostre infinite profondità si rivelerà ai vostri occhi.
Ma fate che non siano le bilance a pesare un tale ignoto tesoro;
E non ricercate le vostre profondità con l’asta e lo scandaglio.
Poiché il vostro io è un mare illimitato e incommensurabile.

Non dite: «Ho trovato la verità» , ma piuttosto: «Ho trovato una verità».
Non dite: «Ho trovato il sentiero dell’anima». Dite piuttosto: «Ho incontrato l’anima camminando sul mio sentiero».
Poiché l’anima cammina sui sentieri di tutti.
L’anima non procede come una linea, né cresce come una canna.
L’anima si svolge come un fiore di loto dagli innumerevoli petali.

(da “Il Profeta” di Kahlil Gibran)


E voi? Avete trovato la Verità o….una Verità?
La state cercando?
Non ci avete mai provato?
Ci avete rinunciato?
E’ importante farlo o è meglio evitarlo?


grazie-ciao 
GIAncarlo


giovedì 15 settembre 2011

Ah, sì?

Il maestro di Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita.
Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta.
La cosa mando i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro.
«Ah sì?» disse lui come tutta risposta.
Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine.
Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo.
Dopo un anno la ragazza madre non resistette.
Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavora al mercato del pesce. La madre e il padre della ragazza andarono da Hakuin a chiedergli perdono, a far tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino. Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino tutto quello che disse fu: «Ah sì?»



Ciao
Giancarlo
Ah sì?

lunedì 12 settembre 2011

Conosci te stesso



Come si può facilmente scoprire tramite Wikipedia:

«l'esortazione “conosci te stesso” è un motto greco, iscritto sul tempio dell'Oracolo di Delfi e può ben riassumere l'insegnamento di Socrate, in quanto esortazione a trovare la verità dentro di sé anziché nel mondo delle apparenze. La frase scritta sul tempio tradotta recita: "Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l'universo e gli Dei".
Il significato originario è incerto, ma molto probabilmente sarebbe quello di voler ammonire a conoscere i propri limiti, «conosci chi sei e non presumere di essere di più»; sarebbe stata dunque una esortazione a non cadere negli eccessi a non offendere la divinità pretendendo di essere come il dio.
Allo stesso tempo il motto può essere considerato la forma originaria dello scetticismo metodologico e del metodo della sospensione del giudizio; in questo senso esso va interpretato come una denuncia dell'impossibilità di conoscere alcunché con certezza.

Il conoscere sé stessi può sembrare in opposizione al conoscere il mondo, ma le due conoscenze possono considerarsi due facce di una sola medaglia: la filosofia è slancio dell'uomo verso il conoscere e una conoscenza viva e attuale non può prescindere dalla mente che conosce (e dai suoi condizionamenti).
Pensatori come Socrate e Krishnamurti hanno sottolineato perentoriamente l'importanza di una conoscenza diretta e viva del mondo, il che non è possibile senza rendersi conto di come funziona la propria mente, di come essa conosce e riconosce le cose. Capire questo funzionamento significa potersi liberare da pregiudizi e condizionamenti culturali e poter conoscere senza filtri. »

Ai giorni nostri saper comunicare e utilizzare le proprie risorse e abilità, controllare lo stress sempre più elevato, essere ottimisti, proattivi, assertivi, saper persuadere, risolvere conflitti, tenere buoni e migliorare i rapporti con gli altri nella vita privata e nel lavoro sono alcuni aspetti di fondamentale importanza nella nostra vita e nel conseguire i nostri obiettivi. 


È difficile “conoscere se stessi”.
È difficile comprendere ciò che siamo, cosa pensiamo e sentiamo e tuttavia lo sforzo per conoscere la nostra identità può esserci molto utile.
Essere consapevoli delle nostre potenzialità, delle nostre risorse e dei nostri limiti vuol dire gestire al meglio se stessi. Sentirsi a proprio agio in tutti gli ambiti professionali e di vita personale, sviluppare le nostre capacità e abilità, saper influenzare con stile ed eleganza i nostri interlocutori possono essere considerati obiettivi concreti.





Poiché sappiamo che “difficile” non è uguale a “impossibile”, ci possiamo sempre provare. O no?
Vuoi vedere che magari ci riusciamo?



Buon lavoro
Giancarlo


giovedì 8 settembre 2011

Felice?



"Un uomo è infelice quando non sa di essere felice, questa è la sola ragione.
Tutto qui, nient’altro.
Chi riuscirà a comprenderlo sarà istantaneamente felice."

F. Dostoevskij


Sii felice
Giancarlo

lunedì 5 settembre 2011

Il playmaker


Sai giocare a basket? Anche se non sei un campione, non fa niente. Basta avere un’idea del gioco.
A chi non è capitato di fare una partitella?
Avrai notato che quasi tutti hanno un loro braccio dominante, di solito il destro. Quando si gioca e si viene marcati da un avversario o ci si ferma e si tira o si passa la palla oppure si prova a superare l’avversario. Solitamente questo avviene palleggiando maggiormente con il braccio dominante ovvero il destro (o il sinistro per i mancini). Se non si ha dimestichezza a palleggiare anche con l’altro braccio diventa facile per l’avversario marcare ed  impossessarsi della palla.
Questa cosa è ancora più evidente se per caso insegni il gioco a dei bambini. Ti capiterà di far notare al bambino che, se vuole essere più efficace, dovrà essere capace di palleggiare anche con l’altro braccio onde evitare di essere facilmente prevedibile dall’avversario.
A quel punto il ragazzino dirà che non ci riesce e se tu gli dici che può farcela anche con l’altro braccio lui insisterà nel dire che proprio non gli riesce. Ti mostrerà che palleggiando con l’altro braccio gli scappa la palla, non ha il controllo e quindi è convinto di non riuscire a farlo.    
E’ a questo punto che puoi spiegargli che potrà usare l’altro braccio altrettanto bene se solo avrà voglia di esercitarlo.  




È solo questione di far rimbalzare la palla quanto basta, di prendere l’abitudine. Dopo essersi esercitato abbastanza, il ragazzino si renderà conto che avevi ragione e ti ringrazierà e tu ti sentirai fiero di aver creato un nuovo campione.
Scherzi a parte, lo stesso principio è valido per riprogrammare il proprio atteggiamento mentale dominante. Se è pessimistico, tutto quello che dobbiamo fare è imparare a palleggiare con l’altra mano: pensare positivo fino a che non diventa naturale.
Se a molte persone chiedete perché non provano ad essere più ottimiste e darsi uno scopo nella vita vi risponderanno che non ci riescono, che non sanno perché, che sono fatti così, che non è colpa loro. Forse sarebbero più sinceri se rispondessero che non ci hanno mai provato.
Pensare è come far rimbalzare la palla da basket.
Con una mano posso pensare in modo pessimistico e sviluppare questa mia “abilità”.
Con l’altra mano posso pensare in modo ottimistico, un pensiero alla volta, e costruire questa diversa abitudine o “abilità”.
Il proprio stato d’animo dipende semplicemente dal grado di controllo che si vuole avere su se stessi.
Se puoi far rimbalzare i pensieri in un senso, sei in grado di farlo anche nel senso opposto.
E’ solo un fatto di abitudine
Qualche "rimbalzo positivo" non basta per cambiare lo schema globale di pensiero. Se sei pessimista, vuol dire che il tuo computer biologico è stato programmato in quella direzione. Vuol dire che per anni ed anni hai pensato in un certo modo, hai elaborato centinaia di migliaia di pensieri volti in una direzione. Ci vuole quindi una buon pazienza ed energia per invertire la rotta.  




E chi ce lo fa fare a cambiare atteggiamento?
Nessuno. Solo voi sapete come vi trovare con il vostro sistema di pensiero. Se siete soddisfatti potete continuare a fare come avete sempre fatto, altrimenti potete pensare di cambiare qualcosa nel vostro consueto modo di pensare. La scelta la fa ognuno di noi in base a quello che sente.



E tu, cosa vuoi fare?
Sei soddisfatto del tuo modo di pensare?
Vorresti imparare ad usare anche l’altra mano?
Come sarebbe la tua vita se avessi anche questa “abilità” di pensare in modo diverso da quello solito?
Se fossi, diciamo così, un playmaker?



Ciao
Giancarlo




venerdì 2 settembre 2011

Ottimisti o pessimisti?



"E’ meglio essere ottimisti e avere torto piuttosto che pessimisti e avere ragione."

A. Einstein