Molti concordano sul fatto che nella vita avere degli obiettivi è fondamentale. Infatti la necessità di crescere e di migliorarsi è insita nella natura umana e quindi il primo requisito per considerarci "vivi" è definire la direzione che ci porterà a migliorarci.
Dove vogliamo andare, verso quale direzione?
Siamo noi a decidere la direzione della nostra vita o ci facciamo portare dal vento?
E’ importante quindi avere degli obiettivi e che questi siano definiti in modo dettagliato, siano quantificabili e abbiano una data di scadenza ovvero un termine ultimo entro il quale debbano essere realizzati.
Infatti un obiettivo vago non porta a nulla e senza una scadenza è facile cadere nella trappola del rinviare a data da destinarsi.
Infatti un obiettivo vago non porta a nulla e senza una scadenza è facile cadere nella trappola del rinviare a data da destinarsi.
Succede spesso che le persone che ad un certo punto della vita smettono di chiedersi in che modo possono migliorare, ritengono che siano già arrivati e acquisiscono un atteggiamento mentale statico sono destinati ad incamminarsi inesorabilmente su un sentiero che li porta lentamente a spegnersi.
Quante persone hanno l’obiettivo di diventare ricchi o almeno migliorare la propria situazione finanziaria?
Si creano il oro obiettivo con la strategia per raggiungerlo concretamente. Fino a qui ci siamo. Qual è però lo stato d’animo con cui vanno avanti?
Nella maggior parte dei casi l’idea del piacere e della felicità è ancorata al momento in cui raggiungeranno l’obiettivo finanziario prefissato per cui saranno disposte a fare attività stressanti, faticose e poco gratificanti pur di raggiungere quella meta.
Certo, dirà qualcuno, se si vogliono ottenere dei risultati bisogna pur pagare un prezzo. E’ proprio così?
Questi individui ritengono che il raggiungimento di quell’obiettivo possa dar loro felicità e che, per raggiungere la meta, debbano inevitabilmente percorrere un tragitto caratterizzato da sacrifici e sofferenza. Quando arriverà il momento tanto atteso probabilmente queste persone rimarranno molto deluse perché lo stato d’animo negativo nel quale si sono immerse per lunghi periodi, impedirà loro di godere appieno dei risultati raggiunti.
Qui è importante sottolineare l’atteggiamento: non è l’obiettivo in sé che deve darci piacere, ma dobbiamo provare gioia ed entusiasmo all’idea di percorrere un tragitto che ci avvicinerà gradualmente al nostro obiettivo.
Non dobbiamo sacrificarci per anni vagheggiando un fantomatico momento nel quale potremo dar libero sfogo alla nostra felicità. E’ molto meglio godere di ogni singolo passo che ci permette di avvicinarci al nostro traguardo. E’ l’idea di avvicinarci sempre più alla meta che deve entusiasmarci, non la meta stessa.
Un rischio potrebbe essere quello che associare l’idea di piacere al momento preciso di realizzazione del loro obiettivo, senza preoccuparsi di studiare un percorso di avvicinamento gradevole e gratificante alla meta possa portare ad una inevitabile delusione poiché quando siamo immersi continuamente in uno stato d’animo che non ci è congeniale, agiamo in modo poco incisivo, anzi rischiamo di creare i presupposti per un auto-sabotaggio e conseguentemente per il fallimento
Tante persone vogliono aumentare i loro guadagni e si ritrovano a svolgere attività che odiano. Lavorano anche 14 ore al giorno, si sottopongono a degli stress enormi. E tutto ciò in attesa che arrivi quel giorno in cui potranno dire: "finalmente ce l’ho fatta! Ora posso essere felice!". Sarebbe una gioia effimera, che durerebbe qualche ora perché quelle persone avranno ancora in circolo le "tossine" di anni e anni di sacrifici e privazioni. Avrebbero educato la loro mente a sopportare grandi sacrifici, a fare le cose controvoglia, a soffrire in attesa della liberazione e questo atteggiamento acquisito impedirà loro di provare veramente piacere.
Si può entrare nel circolo vizioso di pensare che una volta raggiunto un obiettivo e questo non ci dia il piacere atteso ci sia bisogno di un altro obiettivo più grande più importante che possa dare le soddisfazioni dovute ma le frustrazioni non fanno che crescere sempre più.
C’è chi a un certo punto si stanca di sacrificarsi e di soffrire e allora abbandona la gara. Poi ci sono quelli che hanno esercitato a tal punto la forza di volontà e lo spirito di sacrificio che vanno avanti a tutti i costi. Si sovraccaricano di stress e di sensazioni negative perché “sono in ballo”. Ma non riusciranno mai a godere appieno dei risultati raggiunti, perché avendo educato per anni la propria mente in un certo modo, avranno perso completamente l’abitudine a "godersi l’attimo". E anche queste persone, tirando le somme, vivranno una condizione di continua frustrazione, perché si troveranno a rincorrere una carota che non raggiungeranno mai.
E allora non c’è speranza? Non dobbiamo crearci degli obiettivi?
No, no, calma.
Possiamo scegliere: o scegliamo di essere felici quando avremo raggiunto il nostro obiettivo oppure decidiamo di perseguire i nostri obiettivi felicemente.Sembra un po’ la stessa cosa ma sono due approcci completamente diversi: possiamo ritenere di aver bisogno di quell’obiettivo per stare bene oppure possiamo stare bene a prescindere dal raggiungimento di quell’obiettivo, ma comunque impegnarci ad ottenerlo per stare meglio. Possiamo associare l’idea di felicità al momento in cui avremo raggiunto la nostra meta oppure essere felici per il fatto di perseguire una meta, cioè godere del tragitto che ci porterà ad avvicinarci sempre più al nostro obiettivo.
Buon cammino
Giancarlo