Conoscete persone "vittimiste?
E chi non ne conosce? Magari è una persona cara, un parente
stretto, un amico, un conoscente, un collega, un vicino.
Povera vittima!
Sempre a lamentarsi di
questo e quello. Questo mondo è proprio fatto male. Le cose non dovrebbero
andare così.
E cosa fanno in genere
queste persone per cambiare lo “status quo”? Nella maggior parte dei casi poco
o niente. E voi cosa fate quando vi capitano questi personaggi che vi si
appiccicano con una sequela interminabile di lamentele e disgrazie assortite?
Li ascoltate volentieri e li confortate o cercate di congedarli gentilmente?
Siete anche voi un po’
vittimisti? Avete anche voi bisogno di scaricare le vostre sfortune sul
malcapitato di turno?
Va bene, un po’ vittimisti
lo siamo tutti. Un pochino. Tutti sentiamo a volte la necessità di sfogare le
nostre piccole e grandi sofferenze e, con la persona giusta che ti sa ascoltare,
fa anche bene. Ma le “vittime di professione” sono davvero indigeste. Credono
di dover essere trattate in maniera speciale perché sono delle vittime, si
sentono moralmente migliori di coloro che le mortificano e le offendono.
Inoltre amano essere comprese dopo essere state danneggiate e parlano sempre
delle loro sventure per ottenere il controllo, il potere, la comprensione, la
simpatia.
Già, perché in qualche modo
gli conviene “fare le vittime”, hanno un loro tornaconto.
Solo che questo loro
atteggiamento, nonostante il vantaggio secondario, li fa sentire
fondamentalmente infelici, “giustamente” sofferenti, gli impedisce di difendere
i loro diritti, li induce ad inutili auto-torture e ovviamente non li fa
smettere mai di lamentarsi in quanto sono fermamente convinti che il lamento
sia l’unico ed il solo modo giusto di fare.
E voi cosa ne pensate? Conviene
davvero lamentarsi? Vi accontentate delle briciole della vita o della
compassione del vostro ascoltatore o magari pensate che sia meglio diventare
protagonisti della propria vita?
Nella seconda ipotesi ci
sono delle cose che si possono fare.
Certamente saprete che è
molto difficile togliersi delle abitudini, belle o brute che siano.
Ma si può fare. Sì che si
può fare.
Intanto si potrebbe evitare
di pensare al passato: se vivi nel “qui & ora” che motivo c’è di pensare
alle cose del passato? Goditi l’attimo, impara a goderti la realtà che hai di
fronte.
Hai proprio bisogno di
soffrire? A cosa ti serve? Quale vantaggio ne trai? Se ne puoi trarre un
insegnamento, non dovresti sentire meglio?
Nella vita possono capitare
e capitano eventi spiacevoli che ci portano dolore ma certamente non è
necessario torturarsi.
Fai valere i tuoi diritti e
non permettere a nessuno di dirti quanto devi soffrire. Se il comportamento
degli altri non lo puoi controllare, la tua risposta ad esso quella sì che la
puoi controllare. E smettila di piagnucolare altrimenti resti sempre al punto
in cui sei. Resti sempre più legato al tuo ruolo di “vittima”.
grazie-ciao
GIAncarlo

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