Tenzin Gyatso, Sua Santità il XIV
Dalai Lama del Tibet
Oslo, 10 dicembre 1989
«Fratelli e sorelle.
È un onore e un vero piacere per me essere oggi qui tra voi.
Sono veramente felice di vedere tanti vecchi amici giunti dai più remoti angoli del mondo e di vederne di nuovi che mi auguro di incontrare ancora in futuro. Quando incontro delle persone nelle diverse parti del mondo, questo mi ricorda sempre quanto siamo sostanzialmente uguali: tutti esseri umani; forse vestiti in modo diverso, con la pelle di colore diverso, che parlano lingue differenti. Ma questo è solo ciò che appare in superficie, fondamentalmente siamo gli stessi esseri umani e questo è ciò che ci lega l'uno all'altro. Questo è ciò che ci consente di comprenderci l'un l'altro, di fare amicizia e sentirci vicini.
È un onore e un vero piacere per me essere oggi qui tra voi.
Sono veramente felice di vedere tanti vecchi amici giunti dai più remoti angoli del mondo e di vederne di nuovi che mi auguro di incontrare ancora in futuro. Quando incontro delle persone nelle diverse parti del mondo, questo mi ricorda sempre quanto siamo sostanzialmente uguali: tutti esseri umani; forse vestiti in modo diverso, con la pelle di colore diverso, che parlano lingue differenti. Ma questo è solo ciò che appare in superficie, fondamentalmente siamo gli stessi esseri umani e questo è ciò che ci lega l'uno all'altro. Questo è ciò che ci consente di comprenderci l'un l'altro, di fare amicizia e sentirci vicini.
Riflettendo su ciò che potrei dire
oggi, vorrei condividere con voi alcuni miei pensieri relativi ai problemi
comuni che noi tutti dobbiamo affrontare come membri della famiglia umana.
Tutti condividiamo questo piccolo pianeta e dobbiamo imparare a vivere in
armonia e in pace sia l'un l'altro che con la natura. Questo non è un sogno
bensì una necessità. Dipendiamo l'uno dall'altro in molteplici modi, tanto che
non possiamo più vivere in comunità isolate e ignorare nel frattempo ciò che
sta succedendo al di fuori di queste comunità. Dobbiamo aiutarci l'un l'altro
quando abbiamo delle difficoltà, e dobbiamo condividere la buona fortuna di cui
godiamo. Vi parlo come un semplice monaco. Se troverete utile quello che dirò,
sperò che cercherete di metterlo in pratica.
Oggi desidero anche condividere con
voi i miei sentimenti relativi alla condizione e alle aspirazioni del popolo
del Tibet. Il premio Nobel è un premio che essi ben meritano per il coraggio e
la determinazione dimostrati durante gli ultimi cinquant'anni di occupazione
straniera.
In quanto libero portavoce dei miei
concittadini, sento come mio dovere di parlare a loro nome. Non parlo con un
sentimento d'ira o di rancore per coloro che sono responsabili dell'immensa
sofferenza del nostro popolo e della distruzione della nostra terra, delle
nostre case e della nostra cultura. Anch'essi sono esseri umani che si sforzano
di trovare la felicità e meritano la nostra compassione. Parlo per informarvi
della triste situazione in cui versa oggi il mio paese e delle aspirazioni del
mio popolo, perché, nella nostra lotta per la libertà, la verità è l'unica arma
che possediamo.
La consapevolezza che siamo
fondamentalmente gli stessi esseri umani, che cercano la felicità e cercano di
evitare il dolore, è molto utile per sviluppare il senso di fraternità e il
caldo sentimento d'amore e di compassione per gli altri. Questo è a sua volta
essenziale soprattutto se vogliamo sopravvivere nel mondo in cui viviamo, un
mondo che diventa ogni giorno più piccolo.
Questo perché, se ciascuno di noi perseguisse egoisticamente ciò che pensa essere il suo proprio interesse, senza curarsi dei bisogni degli altri, potrebbe finire col fare del male non solo agli altri ma anche a se stesso. Questo fatto è diventato molto evidente nel corso di questo secolo. Sappiamo, per esempio, che oggi scatenare una guerra nucleare sarebbe una forma di suicidio, e che inquinare l'aria e gli oceani per ottenere qualche beneficio a breve termine sarebbe distruggere la base stessa della nostra sopravvivenza futura. Via via che gli individui e le nazioni diventano sempre più interdipendenti, non abbiamo altra scelta che quella di sviluppare quello che io chiamo un senso di responsabilità universale.
Questo perché, se ciascuno di noi perseguisse egoisticamente ciò che pensa essere il suo proprio interesse, senza curarsi dei bisogni degli altri, potrebbe finire col fare del male non solo agli altri ma anche a se stesso. Questo fatto è diventato molto evidente nel corso di questo secolo. Sappiamo, per esempio, che oggi scatenare una guerra nucleare sarebbe una forma di suicidio, e che inquinare l'aria e gli oceani per ottenere qualche beneficio a breve termine sarebbe distruggere la base stessa della nostra sopravvivenza futura. Via via che gli individui e le nazioni diventano sempre più interdipendenti, non abbiamo altra scelta che quella di sviluppare quello che io chiamo un senso di responsabilità universale.
Al giorno d'oggi siamo veramente una
famiglia globale.
Ciò che accade in una parte del mondo può influire su tutti noi. Questo, ovviamente non è vero solo per le cose negative che accadono, vale anche per gli sviluppi positivi.
Non solo sappiamo ciò che accade altrove, grazie alla straordinaria tecnologia moderna delle comunicazioni: siamo anche direttamente influenzati da eventi che accadono molto lontano.
Proviamo un senso di tristezza quando dei bambini muoiono di fame nell'Africa orientale. Analogamente, proviamo un senso di gioia quando una famiglia è riunita dopo decenni di separazione a causa del muro di Berlino. Le nostre messi e il nostro bestiame sono contaminate la nostra salute e la nostra stessa vita sono minacciate quando ha luogo un incidente nucleare a molti chilometri di distanza in un altro paese. La nostra sicurezza aumenta quando scoppia la pace tra parti belligeranti su altri continenti.
Ciò che accade in una parte del mondo può influire su tutti noi. Questo, ovviamente non è vero solo per le cose negative che accadono, vale anche per gli sviluppi positivi.
Non solo sappiamo ciò che accade altrove, grazie alla straordinaria tecnologia moderna delle comunicazioni: siamo anche direttamente influenzati da eventi che accadono molto lontano.
Proviamo un senso di tristezza quando dei bambini muoiono di fame nell'Africa orientale. Analogamente, proviamo un senso di gioia quando una famiglia è riunita dopo decenni di separazione a causa del muro di Berlino. Le nostre messi e il nostro bestiame sono contaminate la nostra salute e la nostra stessa vita sono minacciate quando ha luogo un incidente nucleare a molti chilometri di distanza in un altro paese. La nostra sicurezza aumenta quando scoppia la pace tra parti belligeranti su altri continenti.
grazie-ciao
GIAncarlo
GIAncarlo



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